Centro Faunistico
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La cassaintegrazione in deroga per i dipendenti della Santa Teresa partirà nelle prossime ore. Ma la precaria situazione economica vissuta dalla provincia di Brindisi si è già abbattuta su una delle strutture gestite dalla stessa società per conto dell’ente: a partire da domani non sarà più attivo chiuso il centro di recupero faunistico che si trova ad Ostuni, a poche decine di metri dall’Istituto tecnico agrario “Pantanelli-Monnet”.

Nessuna possibilità di ricoverare animali, di specie protette, accidentalmente o volontariamente feriti. Bloccata ogni attività fin quando il piano industriale della società in house della Provincia non sarà definito. In tanti, ad iniziare dalle associazioni di volontariato che ieri hanno incontrato il segretario generale della provincia di Brindisi Fabio Marra, auspicano che la chiusura del centro ostunese possa essere solo temporanea. Impossibile, infatti, secondo gli intervenuti nel confronto ieri, archiviare e cancellare, con poche righe, anni di intensa attività. Nell’intera Regione sono solo due i centri che si caratterizzano per il recupero della fauna selvatica, tra uccelli e mammiferi: uno è quello che si trova nella Città bianca, l’altro in provincia di Bari.

Elemento che testimonia l’importanza di quanto avveniva, e tanti auspicano continuerà ad avvenire, quotidianamente all’interno di contrada S.Lorenzo a Ostuni, attraverso il coordinamento delle attività da parte del responsabile tecnico, Paola Pino D’Astore, biologa. Incarico iniziato nel 2001, proseguito nel 2007, quando il servizio è stato assegnato alla Santa Teresa, e portato avanti fino a pochi giorni fa.  Ora, però, con l’ormai prossima dismissione delle province, il centro rischia di non avere un futuro. Esigenze di carattere economico impediscono all’ente di dare certezze sui livelli occupazionali, e di conseguenza anche su particolari tipologie di servizi, come quello del recupero della fauna selvatica. I numeri dei ricoveri dal 2001 all’8 dicembre 2016 sono, però, un ‘ulteriore testimonianza del livello di assistenza, anche qualificata, che negli anni è stato garantito nella struttura della Città Bianca: 3613 uccelli e mammiferi; 236 tartarughe marine Caretta caretta e Chelonia mydas (tartaruga marina verde); 198 testuggini terrestri. Dati che si riferiscono ai soli ricoveri; poi ci sono tre delfini vivi assistiti in mare e decine di consulenze faunistiche su uccelli da falconeria, colombi viaggiatori da competizione, animali da cortile, testuggini acquatiche.

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Numeri reali a cui vanno aggiunti studi, progetti di ricerca, pubblicazioni scientifiche di livello internazionale che hanno visto al centro del loro interesse le attività svolte da Paola Pina D’astore e dal suo staff nel centro di Ostuni, gestito dalla provincia di Brindisi prima direttamente, e poi da qualche anno dalla Santa Teresa. Dovesse essere confermata la chiusura della struttura, per l’impossibilità dell’ente di continuare a finanziare il servizio, le problematiche, anche di carattere sanitario per gli animali, non sarebbero poche.

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