Riceviamo e pubblichiamo un intervento del presidente di Left Brindisi, Carmine Dipietrangelo, sul recente giro di nomine al Consorzio Asi, sulle anomali dell’operazione e sul superamento delle attuali funzioni del consorzio, con un rilancio del ruolo delle amministrazioni locali.

Il modo con cui è stato rinnovato l’assetto al consorzio Asi, rischia di essere archiviato. Le polemiche sui nomi e sul sistema delle alleanze create o tradite, come era giusto, si sono esaurite. Rimangono, però, le questioni relative al futuro dell’Asi. Ad esse si aggiungerebbero argomenti di  carattere formale e sostanziale che, se rilevati, potrebbero evolvere in illegittimità procedurali e amministrative stranamente sfuggite all’attenzione degli interessati, dei garanti, dei giuristi e dello staff del sindaco.

Si rimane, in particolare, sconcertati di fronte alla superficialità con cui si è proceduto al rinnovo delle cariche sociali dell’Asi, forse perché presi dalla eccessiva smania di difendere o conquistare le poltrone. Il Consorzio avrebbe dovuto comunicare la data di convocazione dell’assemblea generale per l’elezione del Cda e chiedere contestualmente ad ogni socio consorziato di nominare il proprio rappresentante in seno all’assemblea consortile.

I Comuni e l’amministrazione provinciale avrebbero dovuto esperire la procedura dell’avviso pubblico per scegliere i propri rappresentanti sulla base dei requisiti richiesti. La precedente vicenda che interessò il consigliere Marcello Rollo avrebbe dovuto essere di insegnamento. La Provincia fu costretta a rinominarlo solo a seguito di avviso pubblico. È stata di fatto, invece l’Assemblea dei Sindaci dei Comuni consorziati che ne avrebbero avuto titolo solo se nominati o autonominati con apposito provvedimento amministrativo. Ogni Comune,  infatti, avrebbe dovuto pubblicare un bando, inserendo i requisiti necessari per la loro verifica e la conseguente nomina.

Inoltre si è registrata una altra incongruenza elementare nella individuazione  del collegio dei revisori dei conti che, è bene ricordarlo, è nominato con provvedimento della Giunta Regionale. Nella indicazione dell’assemblea emerge  evidente la  posizione di incompatibilità della dottoressa Barbara Branca, nominata presidente e che nel precedente Cda aveva rivestito il ruolo di vice presidente. Dovrebbe verificare  il  conto consuntivo e la parte di competenza amministrativa della gestione Asi di cui è stata amministratrice! Non ci può essere continuità tra amministrazione e controllo. Tranne se sia è voluto riproporre la solita compagnia di ventura.

Si potrebbe determinare un vero e proprio ingorgo politico e amministrativo, infine, nel caso in cui la Provincia non dovesse più partecipare con contributo pari a quello finora versato, non avendone più titolo  e/o disponibilità finanziaria. Paradossalmente il Comune di Brindisi potrebbe diventare socio di maggioranza. Lo Statuto prevede che possono partecipare all’assemblea generale con diritto di voto solo i soci in regola con il versamento del contributo dell’anno precedente.

In sede di approvazione di bilancio di esercizio, di approvazione del piano annuale economico finanziario ed attuativo del piano triennale di attività  ed in tutti gli altri adempimenti successivi, di competenza dell’assemblea, pertanto, il Comune potrebbe avere la maggioranza assoluta ed esprimere voto negativo  ed aprire così una crisi il cui esito è difficile da prevedere.

Anche per queste ragioni formali è stato un errore escludere il Comune di Brindisi, la cui rappresentatività istituzionale non può essere confusa con la residenza anagrafica dei componenti la governance del consorzio. Rimangono tutte intatte  le questioni sostanziali per le quali è decisivo il superamento del consorzio Asi che le ultime vicende aiutano ulteriormente a chiarire. Per non parlare, almeno in questa occasione, delle conseguenze del contenzioso in atto con l’Agenzia delle Entrate e della sentenza della Commissione tributaria provinciale che ha condannato in primo grado il consorzio a pagare più di 2 milioni di euro. O di eventuali conflitti di interesse nel settore formativo.

Leftbrindisi si chiede da tempo come la città, che ha una parte del suo territorio destinato ad una grande area industriale, può programmare e determinare il suo sviluppo non avendone un diretto governo? Non bisogna mai dimenticare che il piano regolatore dell’Asi è parte integrante del Piano urbanistico generale.

E poi le infrastrutture viarie, gli impianti destinati ai servizi dell’area industriale, l’impatto ambientale degli insediamenti produttivi e ad alto rischio,  hanno tutti una ricaduta sulla città e che, pertanto, dovrebbero essere gestiti direttamente  e esclusivamente dal Comune di Brindisi, anche per evitare sovrapposizioni e contrapposizioni burocratiche, amministrative, e non solo. L’area industriale di Brindisi dovrebbe quindi essere parte determinante della politica e dell’amministrazione cittadina.

I consorzi ASI, così come furono istituiti e  poi gestiti, non hanno più  alcun senso ed  in particolare la  situazione brindisina richiede una accelerazione verso il loro superamento. Lo sviluppo industriale ed il ruolo della città, per determinarlo e per sostenerlo,  ha ormai un nesso indissolubile. Ripensare le aree industriali e gestirle dal punto di vista dell’attrattività degli investimenti, della sostenibilità ambientale, con il coinvolgimento delle stesse imprese e della istituzione locale, è l’unico modo per una moderna governance delle stesse.

Va in questa direzione la ipotesi di realizzare e sperimentare a Brindisi un’area ecologicamente attrezzata, proposta tempo fa da Legambiente e da Leftbrindisi, e alla cui definizione dovrebbe contribuire una eventuale iniziativa del Comune, avvalendosi delle imprese e delle stesse professionalità ed esperienze di chi fino ad oggi ha prestato la sua opera nell’Asi.

Si comprende, quindi, come  la proposta di superamento delle vecchie funzioni dei consorzi Asi che qualcuno ha scambiato con una loro semplice soppressione, sia invece una ipotesi innovativa e funzionale all’esigenza dello sviluppo industriale della città che non può essere delegato e che, invece, deve ritornare nelle funzioni dirette del Comune di Brindisi, indipendentemente da chi lo amministra.

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