Gino Andriola
Gino Andriola
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Volantino Spazio Conad Mesagne

Il ritratto del ‘Preside’ scomparso a cura di Beppe Moro

Metti un pomeriggio di inizio autunno in una stanza con poca luce, davanti ad un buon bicchiere di succo di melograno ed il padrone di casa che ti presenta centinaia di foto della nostra terra. Angoli di territorio e bellezze naturalistiche sconosciuti ai più. Momenti raccontati passo dopo passo. Di particolare in particolare. Un censimento puntuale, palmo a palmo. Belvederi, boschi, grotte, lame, dune, coste, calette marine, torri di avvistamento, casine, ville, cave, fornaci, frantoi ipogei, trulli, masserie, ulivi secolari, chiese, sepolcri, altari. Tutto racchiuso dentro un viaggio emozionale che ti lascia senza parole. Sedicimila foto per poter raccontare il proprio amore viscerale per la terra natìa. Che non tradisce mai.

“Oggi la comunicazione non è più, o meglio, non è solo la carta stampata ma anche e soprattutto internet e i blog. La multimedialità è il sistema più avanzato per promuovere il territorio ”. Chi parla così è Gino Andriola, classe 1926. Seduto davanti al computer, smanetta con il mouse alla ricerca dell’icona giusta che nasconde i frutti decennali del suo lavoro. Più in là una cinepresa professionale di ultima generazione e una potente macchina fotografica compagne inseparabili delle sue quotidiane escursioni. Oggi attraverso un sito internet, www.ostuniverde.com, realizzato con la collaborazione preziosa di alcuni amici, tra cui Mario Pantaleo, si occupa della promozione “eco-sostenibile” della città di Ostuni. Per tutti gli ostunesi è il Preside Andriola. Per gli amici più stretti è Gino. Uno dei primi agronomi della città di Ostuni. Dall’altra parte del potere dominante. Amante del viaggio e della scoperta. Una miniera di conoscenza e di esperienza di storia umana. Profondo conoscitore della flora spontanea. Trent’anni di viaggi in giro per mezzo mondo. Per poi ritornare ad Ostuni e raccontare ciò che ha visto.

A Gino Andriola e ad uno sparuto ma combattivo gruppo di giovani laureati “ di sinistra “ è legato un pezzo di sviluppo e progresso della nostra città. Le prime cooperative sociali. Da quella delle fornaci (1949) alla cantina sociale (1960). Le difficoltà nel poter costruire una filiera corta “dei piccoli” contadini. L’ignoranza come primo nemico da combattere .La supponenza dei grandi possidenti terrieri. Il prendere o lasciare a prezzi stracciati dei prodotti della terra a contadini subalterni in tutto. La diffidenza di questi ultimi considerati comunque “ cape verde “. Agli inizi degli anni ’60 Ostuni conobbe un boom economico senza paragoni. Produzione di vino e di olio a livelli vertiginosi. Si contavano nell’agro ostunese migliaia di ettari di solo vigneto. La Selva pullulava di ceppi d’uva e a settembre il profumo della vendemmia inebriava l’aria.

Sono gli anni in cui Gino Andriola assieme ad un altro giovane ostunese, Pietro de Laurentis , anch’egli agronomo, giorno dopo giorno gettarono le basi di un’opera che segnò un esempio concreto di riscatto sociale dei contadini e del popolo ostunese che lavorava nei campi. Pietro de Laurentis fu il fondatore della cantina sociale. “Pietro – ricorda con un filo di emozione il Preside – era un uomo che guardava oltre e correva veloce. Era dalla parte dei più poveri”. E la cantina sociale sin dall’avvio ebbe un boom di conferimento dell’uva. Le cisterne realizzate non erano in grado di contenere i 60.000 quintali di mosto del primo anno di attività. Fu necessario affittare altri stabilimenti . Naturale l’euforia tra i pionieri , compiaciuta la risposta dei soci. “ La nostra cooperativa dimostrò subito una forza contrattuale insperata anche rispetto ai  mercati esteri ; altro pilastro di questa nuova economia dal basso fu a nascita della Cassa Rurale (1957). Fummo i primi cooperativisti e azionisti della Cassa. Pietro de Laurentis divenne vice Presidente”.

A metà degli anni ’60 Ostuni scopre l’immigrazione di massa verso il nord o l’Europa centrale. L’insediamento dell’industria pesante, la Montecatini a Brindisi e l’Italsider a Taranto, accelerò la trasformazione della società ostunese. Uno stuolo consistente di braccianti diventò manovalanza operaia. Tanti piccoli artigiani, dai sarti ai falegnami, i nuovi impiegati degli uffici pubblici , dal Comune alle Poste.  L’introduzione del mezzo meccanico in agricoltura diede il colpo finale ad un sistema, quello agricolo, ormai morente. Nel frattempo sulla costa ostunese si vedevano i primi turisti stranieri. Ostuni di li a poco era destinata a cambiare la sua fisionomia. Da città prettamente agricola divenne città turistica. La città bianca non più fortino di una società chiusa in se stessa ma una nuova frontiera della vacanza e del buen retiro per tanti turisti italiani e stranieri.

Gino Andriola assieme a Pietro de Laurentis riuscirono ad intravedere nella nascita del turismo ad Ostuni un nuovo modello di sviluppo. “Sai com’è nato il Pilone?”. Inizia il racconto. “Pietro De Laurentis viaggiando ogni giorno per Bari conobbe in treno uno svizzero. Costui inculcò nella mente di Pietro l’idea di fare un campeggio. All’epoca non sapevamo nemmeno cosa volesse dire il termine campeggio. Realizzammo una società per azioni. E nel 1965 avevamo una struttura con 300 posti sempre piena da giugno a settembre. Nel 1972 2.700 posti. Più di 90.000 presenze per un pezzo di terra pari a tredici ettari. Il primo vero insediamento turistico di Ostuni assieme al villaggio Valtur e al complesso di Rosamarina. Ricevemmo nel giro di poco tempo tre premi come miglior campeggio della Puglia. Non c’era acqua, andavamo avanti con il gruppo elettrogeno. Nel 1972 il primo depuratore. E nel 1978 installammo pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua calda. Dopo qualche anno dalla scomparsa di Pietro, Gino ne divenne Presidente (1972).

Ma Gino Andriola è stato per tanti anni Preside della Scuola Media “ N. Orlandini-Barnaba “.  Il suo impegno di uomo di scuola coincide con la scolarizzazione di massa. Nel 1962 fu approvata la scuola media unica per favorire l’innalzamento dell’obbligo scolastico. La scuola media si poneva come naturale prosecuzione di quella elementare . L’evoluzione economica e sociale aveva bisogno di livelli più avanzati d’istruzione e di  avanzamento sul piano civile. Obiettivi che coincidevano largamente con quello che era stato ed era l’impegno di Gino: favorire il progresso economico, ma anche un nuovo protagonismo sociale e professionale. Di qui l’incoraggiamento e lo sprone continui ai ragazzi a studiare e la raccomandazione ai docenti perché favorissero la formazione di futuri cittadini consapevoli ed impegnati.

Oggi Gino, che ha smesso da poco il suo ultimo impegno pubblico, come amministratore della Banca di Credito Cooperativo, non perde un minuto di tempo nel lavoro di sistemazione di tutta la documentazione fotografica e filmica raccolta. E’ una sorta di testamento che sintetizza il suo impegno umano e civile a favore della città. Ma anche una eredità che la città orgogliosamente è pronta a prendere in consegna e a valorizzare.