campo di concentramento
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Sono trascorsi 70 anni dal 27 gennaio 1945 quando l’esercito dell’Armata rossa entrò nel campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia. Il mondo in questi giorni si ferma e ricorda ma la crisi ucraina sta influendo sulla ricorrenza. Il 27 gennaio del 1945, le truppe sovietiche entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz, nella Polonia sud-occidentale, liberandone i pochi superstiti, e rivelando così al mondo il genocidio perpetrato dal regime nazista. Varcando i cancelli del campo di concentramento per la prima volta si scoprirono gli orrori di quello che era successo e l’Occidente scopriva una realtà che fino a quel momento non aveva voluto conoscere o che aveva semplicemente ignorato. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente e per la prima volta al mondo intero l’orrore del genocidio nazista. Pian piano la gente venne a conoscenza di cosa davvero significasse la parola “sterminio”. Da quel giorno ricordare è divenuto tassativo per tutti. L’esigenza di istituire un giorno dedicato alla shoah degli ebrei (in ebraico shoah significa “catastrofe”) è da mettere in relazione tanto alle cifre di quel massacro (si stima che sei milioni di persone siano morte nei campi di concentramento), quanto alla ferocia con cui venne attuato : non si trattò di un fenomeno limitato a pochi individui animati da fanatismo o banale crudeltà. Si trattò, invece, della sistematica volontà di annientamento di un popolo attuata dall’intero apparato burocratico dello stato tedesco, legittimato dal voto popolare e sorretto da un’ideologia che considerava quello sterminio un’autentica ragione di stato; ciò che fino ad allora era considerato un puro crimine, divenne col nazismo una pratica legale e necessaria. Alla luce di ciò, l’Olocausto rappresenta, per gli Stati liberal-democratici, il più vergognoso esempio di dissoluzione dell’ordine legale attuato con le sue stesse regole, la dimostrazione storica dell’incapacità dello Stato di diritto di garantire le più comuni espressioni di libertà, se non ancorato a solidi principi di giustizia condivisi; da qui l’esigenza che venga ricordato per sempre, perché non si ripeta mai più. Convegni, seminari, spettacoli a tema, concerti. Anche quest’anno scuole ed Università di tutta Italia ribadiscono l’impegno e la volontà di trasmettere agli studenti un messaggio forte contro il razzismo, l’odio, il revisionismo. E lo fanno attraverso i propri calendari, attraverso, cioè, l’organizzazione di eventi che, ripercorrendo la memoria del passato, vogliono contribuire a realizzare nelle nuove generazioni l’ultimo desiderio delle vittime di Olocausto e nazi-fascismo, vale a dire quel ‘Mai più’, che molto spesso continua a non trovare riscontro nella realtà di tutti i giorni. Il Giorno della Memoria 2015, ancora una volta, insomma, il mondo dell’istruzione si schiera dalla parte della memoria, per ricordare ai ragazzi che la Shoah non è un fenomeno irrilevante o marginale, ma un fondamento della storia, della cultura e dell’etica civile di ognuno.

ANGELA ANGLANI

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