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Sabato mattina ha preso avvio il recupero di un relitto stradale adiacente alla SP 19 Ostuni-Rosa Marina antistante la masseria Taverne. Si tratta di un’area di 1000 metri quadri di proprietà della famiglia Antonelli Incalzi, un tempo collegata alla masseria Taverne e che la realizzazione della nuova strada per Rosa Marina separò dal resto dell’azienda. Da questo relitto stradale posto davanti all’incrocio per Rosa Marina e al frantoio del diavolo, si innesta l’antico tracciato della via Traiana negli ultimi anni diventato un percorso ciclabile grazie all’intervento del Comune di Ostuni e del Parco Regionale delle Dune Costiere. L’area, abbandonata da anni era divenuta luogo di deposito di rifiuti di ogni genere, rappresentando un pessimo biglietto da visita per chi giunge alle aree costiere del Parco, o alla città di Ostuni, o intende raggiungere le masserie del Parco percorrendo la via Traiana e i sentieri che si snodano tra gli oliveti monumentali. I docenti e agli studenti dell’istituto scolastico Pantanelli-Monnet, hanno avuto l’idea di recuperare l’area e dopo aver incontrato e raccolto la disponibilità della proprietaria dell’area i responsabili del Parco e i docenti della scuola agraria, sita nelle immediate vicinanze, hanno realizzato un progetto di riqualificazione del sito affinché diventasse un’area di sosta per cicloturisti e cicloescursionisti. Panche, rastrelliere per le bici e pannelli informativi illustreranno gli itinerari naturalistici del comprensorio del Parco, indicando tutte le masserie presenti nell’area naturale protetta. L’area è stata concessa dalla proprietà a titolo gratuito al Parco Regionale. Insieme al contributo dell’ARIF l’area sarà rinaturalizzata mettendo a dimora piante di leccio e di macchia mediterranea. Insieme alle masserie del Parco quest’area sarà manutenuta e custodita. Sabato è partito questo cammino di riappropriazione di tante piccole porzioni del territorio del Parco da riqualificare. A dare avvio a questo percorso virtuoso è stata la masseria Brancati che mettendo a disposizione mezzi e operai ha proceduto alla prima pulizia dell’area. L’iniziativa è stata subito colta da alcuni docenti dell’Istituto Agrario Pantanelli, dai ragazzi delle cooperative Gaia, Serapia e Madera che con grande spirito di collaborazione, armati di guanti e buste hanno contribuito a ripulire l’area. Il tamtam dell’iniziativa ha coinvolto anche i ragazzi dell’Associazione Luzzart di Cisternino. Molti di loro accompagnano cicloturisti ed escursionisti lungo i sentieri del Parco e diventa mortificante percorrere un territorio di grande fascino dove l’inciviltà di pochi irresponsabili rovina l’immagine e il decoro di un territorio curato e amato da tanti.
Questo percorso di responsabilizzazione è stato avviato nell’ambito della Carta Europea del Turismo Sostenibile all’interno della quale ogni masseria dell’area naturale protetta ha sottoscritto con l’Ente Parco l’impegno a prendersi cura di un pezzo di territorio, di un’are di sosta, di un pezzo di duna, di un tratto di percorso ciclabile, a proprie spese e per i prossimi anni, senza dover necessariamente individuare le competenze per la mancata pulizia, senza dover recriminare qualcosa a nessuno, senza voler sponsorizzare con il nome della propria azienda queste aree, ma animati solo dal desiderio di collaborare tra loro e con le istituzioni nel presidiare e prendersi cura del territorio che è patrimonio di tutti.
Dopo aver recuperato, grazie alla disponibilità di tanti, una cava abbandonata come quella di Pezza Caldara, la zona umida di fiume Morelli ad opera del Comune di Ostuni e gestita insieme alla collaborazione tra Parco e pescatori del luogo, di lunghi tratti di duna insieme alla collaborazione di operatori balneari privati e al Consorzio di Rosa Marina e di Cala che attraverso una recente convenzione, si prenderanno cura a proprie spese di ben 2 km di dune rientranti nel perimetro del Parco, adesso prende avvio un percorso intrapreso dalle 19 aziende e masserie con il Marchio del Parco.
E’ una strada silenziosa e di lungo periodo, utile a valutare a fine percorso quanto il capitale umano possa contribuire rispetto al capitale economico, alla cura e allo sviluppo di un territorio.