Operazione Bonnie & Clyde: arrestato Matteo Lacorte, 43 anni, di Ostuni: è accusato, assieme alla donna, di aver sparato a un fruttivendolo per motivi passionali. E’ anche ritenuto responsabile del tentato omicidio di uno zio, dopo il furto di un quad, e di un ospite della comunità Airone.

Colpi di pistola alla zona inguinale per punire un fruttivendolo di Ostuni, colpevole dell’affronto passionale per essere stato l’amante di sua moglie nel periodo in cui lui era in carcere. E ancora fucilate allo zio materno, ritenuto l’autore del furto di un quod, e aggressione con un coltello ai danni di un ospite di una comunità terapeutica.

Con l’accusa di triplice tentato omicidio è stato arrestato Matteo Lacorte, 43 anni, nato e residente della Città Bianca, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelate firmata dal gip del Tribunale di Brindisi su richiesta del pm, di fronte a gravi indizi di colpevolezza raccolti in fase di indagine dagli agenti del Commissariato di Ostuni. La moglie è indagata a piede libero con riferimento al tentato omicidio dell’amante.

Il primo episodio contestato alla coppia, in concorso, nel provvedimento di arresto attiene a quanto accaduto a Ostuni, la mattina dell’11 maggio 2011: attorno alle 13,30 un uomo si presentò al Pronto soccorso dell’ospedale con ferite d’arma da fuoco. Interrogato dai poliziotti, riferì che un quarto d’ora prima, mentre stava sgomberando la bancarella del mercato, notò un motociclista: aveva il  casco integrale e sotto casco, sparò tre o quattro colpi, uno di questi puntando alla zona dell’inguine. Nessuna indicazione utile alle indagini. Silenzio.

Gli agenti qualche sospetto l’avevano già nei confronti di Lacorte, irreperibile all’epoca, sostenendo che alla base della sparatoria, qualificabile come tentato omicidio, potesse esserci un movente passionale, vale a dire il tradimento della moglie con il fruttivendolo nel periodo in cui era in carcere per scontare condanne definitive.

Il 26 giugno successivo, stando a quanto si legge nell’ordinanza, Lacorte, venne arrestato in una casa di campagna, in contrada Tamburroni. I poliziotti lo sorpresero nel sonno, assieme ad altre due persone, accusate di essere fiancheggiatori. In quell’occasione a Lacorte venne notificato l’ordine di esecuzione emesso dalla Procura presso la Corte d’Appello di Bari, per l’espiazione della condanna a sette anni, tre mesi e 12 giorni di reclusione.

La perquisizione permise di trovare e sequestrare due pezzi di droga del peso di quattro grammi, un coltello a serramanico di marca Anoiuna, con lama di dieci centimetri, una pistola Beretta calibro 7,65 con munizionamento, trovati in un forno a legna in costruzione. Da qui le contestazioni di spaccio di droga e detenzione e ricettazione di arma (essendo provento di furto).

Le indagini hanno permesso di accertare che Lacorte già nel 2006 aveva usato le armi per uccidere – si legge – uno zio materno, perché ritenuto coinvolto nel furto di un quad in qualità di mandante. Un affronto da punire con il sangue, dopo che il 23 settembre 2006 l’azione di fuoco non andò a buon fine. Quella mattina l’uomo, mentre era in auto, venne raggiunto di striscio alla spalla da colpi di fucile calibro 12. Episodio per il quale è accusato di lesioni personali.

Stando a quanto ricostruito dagli agenti, la vendetta per quel furto avrebbe dovuto essere portata a termine la mattina in cui venne sorpreso dagli agenti nella casa di campagna. Seconda accusa di tentato omicidio.

Lacorte, inoltre, è accusato di un terzo tentato omicidio, con riferimento all’accoltellamento di un ospite della comunità Airone Onlus di Lecce, presso cui lui stesso stava seguendo un programma terapeutico: la mattina del primo maggio 2017, due mesi dopo il suo ingresso, si scagliò nei confronti di un uomo, per futili motivi. L’ostunese è accusato anche di usura e rapina aggravata.

 

Ultimo aggiornamento venerdì 14 luglio 2017 alle 14:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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